L’Antitrust ha erogato sanzioni per oltre 936 milioni di euro nei confronti di sei compagnie petrolifere italiane (Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil).
A seguito di una segnalazione effettuata da un Whistleblower – che ha sollevato il sospetto di un accordo tra le principali compagnie petrolifere – si è aperta un’istruttoria che ha permesso di accertare che dal gennaio 2020 al giugno 2023 tali società si sarebbero coordinate nel determinare il valore della componente bio inserita nel prezzo del carburante.

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Stando a quanto riferito dall’Antitrust, le “compagnie hanno attuato contestuali aumenti di prezzo, in gran parte coincidenti, determinati da scambi di informazioni diretti o indiretti tra le imprese interessate“. Il cartello sarebbe stato facilitato dalla comunicazione del valore puntuale della componente bio in numerosi articoli pubblicati sul quotidiano di settore “Staffetta Quotidiana”. ENI avrebbe diffuso i dati riportati negli articoli, permettendo così agli altri operatori di uniformare i propri listini. L’Antitrust ha valutato tale scambio informativo come un mezzo volto a mantenere coordinati gli aumenti, configurando una violazione delle regole di concorrenza.
La decisione dell’Antitrust si fonda sull’articolo 2 della legge 287/1990 e sull’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che vietano entrambi le intese che limitano la concorrenza e alterano il mercato. Infatti, è emerso che l’intesa ha causato ingiustificati rincari dei prezzi dei carburanti.
Le compagnie coinvolte rappresentano il 90% del mercato italiano dei carburanti, e il cartello ha impedito ai consumatori di beneficiare di alternative e prezzi più bassi. Solamente Iplom e Repsol sono state escluse dalle sanzioni.

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